Si tratta del più grande centro turistico della Camargue, e anche del più conosciuto grazie soprattutto alle feste gitane che vi si tengono a Maggio in onore di Sara la Nera. Un borgo vivace e piacevole ricco di ristoranti, bar e deliziosi negozietti, l'ideale per qualche giorno di vacanza o come punto di appoggio per una visita alla regione. Da non perdere un'escursione nelle zone paludose del delta del Rodano e a cavallo.
Tutto il borgo ruota intorno alla chiesa fortificata in cui sono custodite le reliquie di Sara la Nera. Protetta da spesse mura ornate da merlature, per difendersi dagli assalti dagli invasori e dei pirati saraceni, la chiesa venne edificata tra il IX e il XII secolo, con un camminamento di ronda sui tetti, feritoie e piombatoi. Il coro e l'abside della chiesa sono sormontati da un mastio che racchiude la Sala delle Guardie anche conosciuta come Cappella Alta. Anticamente la chiesa rivestiva anche la funzione di torre di avvistamento e di luogo di rifugio per la popolazione, al suo interno si trova anche un pozzo di acqua dolce. L'interno ad unica navata è piuttosto semplice ma colpisce per la sua altezza che raggiunge i 15 metri.
Intorno alla città si trovano bellissime spiagge di finissima sabbia bianca molte delle quali attrezzate per i turisti.
Il nostro itinerario tocca alcuni dei centri più rappresentativi della Camargue, una terra per alcuni versi ancora selvaggia ed incontaminata ma dove il turismo occupa un ruolo di rilievo nell'economia locale. Una terra ancora molto legata alle tradizioni che non gli impedisce però un'apertura sul mondo.
Noi abbiamo scelto come base Saint Marie de la Mer e da lì abbiamo visitato tutti i posti citati nell'itinerario, nulla vieta però di optare per un viaggio itinerante e quindi scegliere di volta in volta il posto in cui trascorrere la notte.
Saint Marie de la Mer / Aigues Mortes - Distanza circa 30 chilometri
Aigues Mortes / Nimes - Distanza 41 chilometri
Nime - Arles / Distanza 44 chilometri
Arles - Les Baux / Distanza 19 chilometri
Saint Marie de la Mer: 5 av. Van Gogh
Aigues-Mortes: Place Saint-Louis
Arles: Boulevard des Lices
La sua posizione a sud e la conformazione del suo territorio ne rende gli estati caldi e afosi con la presenza di numerosissime zanzare, mentre gli inverni sono piuttosto freddi e condizionati dal Mistral un vento che soffia da nord-ovest e può raggiungere i 100 km all'ora. In estate la temperatura supera quasi costantemente i 30° con un tasso di umidità che raggiunge il 100%, mentre in inverno le temperature si abbassano di parecchio. I mesi che vanno da fine Marzo a fine Giugno, Settembre e Ottobre sono i più consigliati per visitare la zona.
Se decidete di recarvi in Camargue in aereo sappiate che l'aereoporto più vicino è quello di Marsiglia nel quale atterrano parecchie linee low cost ma anche molte compagnie aeree di bandiera. Se invece vi muovete in macchina o in camper la via più rapida partendo dall'Italia è prendere l'autostrada Genova Ventimiglia fino al confine di Stato e poi proseguire sulla A8 e A7 fino ad Arles. Per tutti coloro che provengono da Torino la via più corta è attraversare il confine dal Monginevro e poi proseguire con la N94, N95 e A51 fino ad Aix en Provence per poi prendere la A7.
Il modo migliore per muoversi in Camargue è con un mezzo proprio sia esso una autovettura, un camper oppure una moto. Molte persone decidono di visitare la Camargue in bicicletta, cosa fattibile vista anche la conformazione del territorio quasi del tutto pianeggiante. Se viaggiate in auto oppure in camper fate molta attenzione a dove parcheggiate il vostro mezzo evitate i divieti di sosta e pagate regolarmente il biglietto in quelli a pagamento, la vigilanza è sempre molto attiva e le multe molto salate soprattutto nei periodi di maggior flusso turistico.
Numerosissime sono le sistemazioni a disposizione dei turisti dai campeggi ai B&B agli hotel alle case in affitto, praticamente assente è invece la presenza di villaggi turistici. Una buona scelta è quella delle Chambres d'Hotes camere con bagno e spesso prima colazione inclusa in ville d'epoca o casali di campagna, l'ideale per trascorrere una vacanza all'insegna della semplicità e della tranquillità coccolati dai proprietari delle abitazioni.
Aree Sosta Camper
Campeggi e Agriturismi
E' a Saint Marie de la Mer che vengono conservate l'immagine e le reliquie di Santa Sara la Nera patrona dei gitani, ed è proprio in questa cittadina a Sud della Provenza che ogni anno il 24 e il 25 maggio avviene il Pellegrinaggio dei Gitani. Una festa variopinta che coinvolge per giorni tutta la città. Le strade di Saint Marie si riempiono per l'occasione di gitani con i coloro coloratissimi abiti tra musiche, canti, balli tradizionali, prove equestri e corride non violente in un mescolarsi di tradizioni gitane ma anche spagnole e provenzali. Una festa religiosa ma, anche un'occasione per stare insieme in allegria e battezzare i propri figli nella chiesa in cui sono conservate le reliquie della Santa. La festa, che dura diversi giorni, chiama a raccolta nomadi da tutt'Europa ma anche semplici turisti vogliosi di essere parte di una festa unica e affascinante dal classico sapore gitano. Per saperne di più.
Lingue di sabbia bianca che si insinuano tra stagni salmastri popolati da aironi rosa, cavalli bianchi che corrono liberi e tori selvaggi che lottano per il dominio del territorio. Una natura selvaggia e incontaminata nella quale l'uomo non può che fare da spettatore e inchinarsi difronte a tanta bellezza. Una terra di mezzo tra il mediterraneo e i due bracci della foce del Rodano composta da un deserto di sabbia al centro del quale si trova lo stagno di Vaccarès, circondato da una bassa vegetazione e da una laguna ricoperta di canneti e popolata da una coloratissima fauna. Famosissime le sue saline dalle quali si estrae il rinomato "Sale della Camarque". Le mille sfumature di luci della sera, i colori della lavanda di mare, dei tamerici, uniti al canto degli uccelli che la popolano rendono l'atmosfera di questo luogo veramente unica, un'atmosfera dalla quale hanno tratto ispirazione negli anni artisti di vario genere. Una terra tutta da scoprire, che saprà offrirvi sensazioni uniche, preparatevi però a vivere in stretto contatto con la natura lontano da feste mondane e locali alla moda.
Antico borgo di origine romana i cui nome deriva dalla Alpi Cozie in quanto il paese era attraversato dalla strada che conduceva alle Alpi. Importante stazione di posta ai tempi dei romani divenne nel X secolo di proprietà dei conti di Lomello per poi essere infeudata da Ajmone di Vercelli. Nel 1465 il Castello ed il borbo vengono acquistati da Pietro Gallarati al quale succederà la vedova Bianca Visconti che intraprenderà pesanti lvori di fortificazione del borgo e del castello. Successivamente il castello divenne proprietà degli Sforza, poi dei francesi ed infine degli spagnoli.
Circondato da un fossato e da possenti mura di recinzione con torrione d'ingresso e ponte levatoio è oggi sede di una comunità di recupero. L'edificazione del castello è databile intorno al 1300, al suo interno, superato il primo ponte levatoio si apre l'antico ricetto, passato un secondo ponte in pietra si giunge al maschio. Anticipato da un cortile quadrato con archi acuti l'antica residenza conserva sale riccamente arredate con parquet e soffitti a cassettoni.
Edificata intorno alla metà del 1800 è dedicata a San Vittorio.
Piccolo e grazioso borgo frazione di Cozzo. Al centro dell'abitato l'antico castello costituito da tre corpi di fabbrica disposti a U. Il borgo è al centro della "Garzaia" in ambiente naturale ad elevato pregio naturalistico.
Posta tra l'Agnone e il Sesia venne per secoli considerata una terra di mezzo come conferma anche il nome. In epoca romana il borgo assunse grande importanza grazie al fatto di essere attraversata dalla strada che da Pavia portava a Torino e poi alle terre Gallie. Nel 1157 il borgo venne conquistato da Federico Barbarossa che ne fece un feudo in mano ai conti Palatini di Lomello. Oggi la città è molto conosciuta per via dei numerosi laboratori orafi che vi sorgono rendendola uno dei punti di riferimento nazionale per la lavorazione dell'oro.
Posto a ridosso della chiesa, nel centro della città, è uno dei tre castelli di cui si parla nelle antiche cronache, l'unico però ad essere sopravvissuto fino a noi. Le fattezze del castello, a pianta quadrata sembrano appartenere più ad un maschio centrale di un corpo fortificato ben più ampio che ad un'unica costruzione. Tesi avvalorata dalle numerose case nobiliari presenti in città e dai resti di antiche mura di fortificazione.
Dedicata ai Santi Marziano e Martino, si pensa che la sua edificazione avvenne prima dell'anno 1000, di certo nel 1300 aveva già le attuali fattezze. Si presenta con una facciata in stile gotico-lombardo, l'interno a tre navate conserva affreschi di Fernando Bialetti. L'attiguo campanile edificato tra il 1902 e il 1904 è opera di Crescentino Caselli.
Tutta la zona intorno al comune di Gambolò era già abitata durante l'epoca del bronzo, fu però in epoca celtica ma, soprattutto romana, che ebbe il maggior impulso demografico, grazie all'arrivo di commercianti, artigiani e coloni. Il comune riporta ancora i tipici tratti di un castrum romano con una piazza principale sulla quale si intersecano le due vie principali, mura fortificate e quattro porte di accesso alla città.
Edificato probabilmente nel XI secolo assunse però le attuali fattezze nel 1400. Inizialmente infeudato alla famiglia Beccaria per opera di Filippo Maria Visconti passò, all'estinzione della famiglia Beccaria, sotto il controllo di Ludovico il Moro che vi soggiornò con regolarità.Si presenta come una struttura a pianta trapezoidale in cui sono ancora visibili sei delle otto torri e parte delle mura fortificate ornate da merlature ghibelline. Nel 1573 la proprietà del castello venne acquistata dal Marchese Litta Agostino che decise di trasformarlo in una villa di campagna. Oggi ospita alcuni uffici comunali e il Museo Archeologico della Lomellina.
Edificata agli inizi del XII secolo venne completamente rifatta nel 1899, non venne toccato dal rifacimento solamente il campanile romanico. Tra il 2011 e il 2015 fu sottoposta ad un completo restauro. Al suo interno sono conservati alcuni dipinti del XV secolo.
Il nome del borgo viene citato per la prima volta in documenti ufficiali nel 982, dai quali si deduce che esisteva già un castello. Sicuramente ricostruito tra il XII e XIII secolo il castello con le terre circostanti appartenne inizialmente alla famiglia Campeggi prima feudataria del territorio, per poi passare in mano alla famiglia Folperti che ottennero dai Visconti l'autorizzazione ad ampliare il castello e a costruire il ricetto fortificato. Fu proprio il ricetto a costituire, per un lungo periodo, una sorta di rifugio sia per le popolazioni che per i soldati. Successivamente il borgo passò sotto il dominio dei Malaspina in quanto portato in dote da Teddea figlia del conte Francesco Pico della Mirandola. Fu proprio durante il periodo di appartenenza ai Malaspina che il castello ed il borgo godettero del loro periodo di massimo splendore. Il castello venne abbellito da un loggiato in stile bramantesco, vennero aperte finestre e abbellite le sale interne per ospitare personaggi come Isabella d'Aragona, l'imperatore Massimiliano I d'Asburgo e nel 1533 Carlo V. Ai giorni nostri il castello conserva le mura fortificate, il fossato che lo circonda, il ponte levatoio che annette al cortile delle armi ed un secondo onte levatoio che porta al cortile interno ove e consente l'accesso alla dimora del Signore. Qui si trovano le cucine, la Camera Longa ove consumavano i loro pasti gli ospiti del castello, la raffinata Sala da Pranzo , la Sala da Ballo e le stanze dei signori.
Oggi il castello appartiene alla famiglia Strada che lo apre per visite guidate a scolaresche, gruppi di minimo venti persone oppure per eventi.
La zona in cui sorge l'antico borgo venne abitata sin dall'età del bronzo. Fu però in epoca romana che iniziò a formarsi un primo insediamento in quanto zona di passaggio della Regia Strada Romana, come confermano le 207 tombe romane che si trovano nella Necropoli di Valeggio.
L'antico borgo è dominato dalle sette torri del castello le cui origini sono piuttosto oscure. Le torri dell castello, disposte in maniera irregolare sul perimetro delle mura difensive conferiscono al castello un aspetto arcigno e compatto. Sul Portone di ingresso principale troviamo uno stemma nobiliare su marmo bianco nel quale si legge chiaramente l'incisione di una data, 1354 da attribuire probabilmente all'edificazione del castello o ad un suo rimaneggiamento. Di forma trapezoidale ospitò nei secoli truppe armate, imperatori ma anche letterati di fama come Pico della Mirandola, considerato uno dei padri del rinascimento italiano.
Tutt'intorno si allineano cascine con linee architettoniche riconducibili ai disegni della "Cascina Perfetta" di Leonardo da Vinci, che alcuni studiosi non escludono fosse stato presente durante la loro edificazione.
Il castello è visitabile su prenotazione o in occasione di determinati avvenimenti. Vai al Sito
Di origini romane, si ricorda il suo nome in seguito alla sanguinosa battaglia combattuta tra le truppe di Carlo Magno e quelle del re longobardo Desiderio avvenuta il 12 Ottobre 773. Mortara fu per secoli un luogo di transito dei numerosi pellegrini che percorrevano la Via Francigena. Oggi importante centro agricolo e commerciale si presenta come una delle zone di maggior produzione risicola a livello nazionale. Altra grande fonte di reddito del territorio è la lavorazione della carne d'oca dalla quale si ricava il famoso Salame d'Oca al quale ogni anno a fine settembre viene dedicata una sagra.
Basilica di San Lorenzo
Costruita tra il 1375 e il 1380 è una grandiosa costruzione in stile gotico. La facciata a capanna è tripartita da sottili pinnacoli. L'interno conserva opere d'arti di grande valore storico-artistico come una Crocifissione del Cerano, le tavole di Bernardino Lanino, 5 tele di Giulio Cesare Procaccini ed un presepe ligneo con ben 80 personaggi in bassorilievo.
Da vedere sono anche: la Chiesa di Santa Croce, la chiesa di San Carlo e Santa Veneranda, il Palazzo del Comune, il Teatro e la Borsa Contrattazione merci.
Il borgo di origine celtiche, in passato ebbe un ruolo di primaria importanza tanto da dare il nome all'intera regione. In epoca Carolingia i feudatari del luogo vennero elevati al rango di Conti Palatini mentre in epoca longobarda venne edificato il celebre castello, probabilmente sui resti di una preesistente rocca. L'edificio venne edificato intorno al X secolo ma, fu nel 1400 che i conti Crivelli gli diedero le fattezze che ancora oggi possiamo ammirare. Furono infatti Antonio Crivelli prima e Alessandro poi a costruire il fossato, una torre di guardia con tanto di ponte levatoio e a costruire il loggiato interno del castello impreziosendolo con colonne e marmi. Con l'estinzione della casata dei Crivelli la proprietà passò in mano ai Corini.
Il castello nasce, su volere di Gian Galeazzo Visconti, nel 1381 ad opera dell'Ingegner Giacomolo Albranelli. Visconti volle la costruzione di una rocca e la fortificazione dell'intero borgo. Fu però il conte Antonio Crivelli ad ordinare la costruzione di un fossato e di mura di cinta a protezione dell'abitato. Si deve sempre ad antonio Crivelli l'abbellimento del cortile interno del castello con colonne e marmi pregiati. Con l'estinzione della famiglia Crivelli la proprietà del feudo passò ai Corini, fu l'ultimo erede della famiglia a donare il castello al Gerontocomio. Di notevole interesse sono le due sale poste al piano rialzato con tanto di affreschi. Il castello ora è sede del comune.
Battistero di San Giovanni ad Fontes
Si tratta del monumento di maggior interesse artistico del borgo edificato presumibilmente nel V secolo. Ubicato ben 3 metri sotto l'attuale livello stradale, ha un corpo centrale a forma ottagonale dal quale dipartono 4 bracci a croce. L'edificio nella sua parte inferiore venne costruito mattoni sesquipedali mentre nella parte più alta in laterizi. L'asse sud-ovest ha una lunghezza di ben 16 metri mentre quello opposto raggiunge i 13 metri. Nel corpo centrale si aprono otto finestre e archi a tutto sesto. Al centro si eleva il tiburio ornato da monofore e bifore. Proprio sotto il tiburio, si trova un fonte battesimale a immersione, pratica di consuetudine ariana praticata dai Longobardi.
La basilica sorge nel luogo in cui precedentemente sorgeva un tempio paleocristiano. La sua edificazione avvenne tra il 1025 e 1040 e costituisce un bellissimo esempio di stile romanico. Secondo alcuni studiosi fu proprio in questa basilica che avvenne il matrimonio tra la regina Teodolinda e Agilulfo. Nel 1117 un terremoto distrusse la facciata della basilica della quale sono ancora visibili alcuni frammenti. L'interno, a croce latina, si sviluppa su tre navate delle quali la navata sinistra è più corta di quella destra. Ciò che colpisce dell'interno di questa chiesa è la sua imponenza ed al contempo la sua nudità.
Costruita tra il XII e il XIII secolo si presenta con una facciata settecentesca ma, l'interno a tre navate è in stile romanico. Di particolare bellezza il tiburio di forma ottagonale ornato da loggette cieche
Secondo gli studiosi le origini di Sartirana si devono ad una nobile famiglia romana che per prima costruì sul territorio una villa dotandola di schiavi, armamenti e attrezzi per coltivare la terra. Ai romani si sostituirono poi i Longobardi, i Carolingi ed infine in Ducato di Milano e quello di Pavia che combatterono per decenni per il controllo della Lomellina. Alla fine del 1300 la città era conosciuta con l'appelativo di "Terra Forte" per via del suo castello fortificato ancora oggi vanto della città.
Castello
Costruito su volere di Gian Galeazzo Visconti verso la fine del 1300 venne rafforzato nel 1400 dalla famiglia Sforza subentrata nel mentre ai Visconti. Alla progettazione dell'ampliamento del castello pare abbia partecipato anche l'architetto Bartolomeo Fioravanti lo stesso che partecipò,con il fratello, alla progettazione del castello Sforzesco di Milano e del Cremlino. Nel XVI secolo il castello venne trasformato in una comoda residenza dalla famiglia Gattinara, nuova proprietaria della struttura. Ai giorni nostri si presenta come una struttura fortificata a forma di quadrilatero con torri angolari, fossato esterno e una corte interna. Considerato la più importante attrazione turistica del borgo ospita un centro studi, la fondazione Sartirana Arte e diverse esposizioni museali. Fanno parte delle collezioni museali argenti moderni, vetri di murano, litografie e serigrafie di artisti italiani dal 1950 ad oggi, tappeti, arazzi e una fornita collezione di abiti di alta moda con capi appartenuti a Maria Callas, Jacqueline Kennedy e Grace di Monaco.
Chiesa di Santa Maria Assunta
Costruita tra il 1450 e il 1456 custodisce al suo interno la Madonna Lignea del "Socco" attribuita a padre Girolamo di Vimenrcate.
Vigevano è una cittadina tranquilla e ordinata, ricca di storia e di cultura, la cui piazza principale costituisce un vero e proprio gioiello artistico. CuoreNota già durante il basso medioevo ebbe il suo periodo di massimo splendore in epoca sforzesca quando divenne città ducale e in seguito sede vescovile. Le sue origini sono piuttosto incerte ma, già in epoca Longobarda esistono documenti in cui viene citata con il nome di "Vicogeboin". Vista la sua posizione strategica, sulla sponda destra del Ticino e a metà strada tra Milano e Pavia, fu per lungo tempo al centro di numerosi conflitti per il suo dominio. Ricca città legata alla manifattura soprattutto alla tessitura di seta e cotone e alla produzione di calzature. Proprio a Vigevano nacque il primo calzaturificio italiano e ancora oggi questo tipo di industria resiste, nonostante la grande concorrenza straniera.
Uno spazio armonico ed elegante, che costituisce uno dei migliori esempi di urbanizzazione rinascimentale. Aperta tra il 1490 e 1492 su volere di Ludovico il Moro per fungere da anticamera al suo sfarzoso palazzo. Anche se non vi sono prove scritte secondo alcuni studiosi alla realizzazione dell'opera pare abbiano partecipato Leonardo da Vinci e Donato Bramante. Di forma rettangolare è lunga 134 metri per una larghezza di 48 metri. Ben tre lati della piazza sono ornati da portici sorretti da 84 colonne con capitelli che differiscono ognuno dall'altro. In origine i portici si interrompevano proprio sotto la torre del Bramante per lasciare spazio ad una rampa che conduceva all'ingresso principale del castello percorribile da cavalli e carrozze. La rampa venne distrutta durante un ammodernamento della Piazza voluta dal vescovo Caramuel. La Piazza costituisce da sempre il cuore pulsante della città, fin dall'antichità sotto i portici trovavano dimora negozi e botteghe artigiane oggi sostituite da eleganti caffè e boutique.
L'inizio della sua edificazione avvenne nel 1534 su decisione di Francesco II Sforza che voleva dare alla città, appena elevata a rango di Sede Vescovile, una degna cattedrale. Per realizzare la nuova chiesa venne abbattuta la precedente della quale si salvò solamente il coro databile alla metà del 1400. Fu nel 1680 che il vescovo Caramuel ridisegnò l'intera facciata in stile barocco sostituendola alla precedente. L'interno della basilica è a tre navate a croce latina nelle quali spiccano gli ornamenti marmorei. Da notare il monumento funebre al vescovo Galeazzo Pietra oltre a numerose opere di scuola lombarda tra i quali un reliquiario in argento cesellato in oro e una collezione di arazzi fiamminghi.
Il castello sorge nel luogo in cui anticamente si formò il primo nucleo abitato, in posizione lievemente sopraelevata e adatta ad essere fortificata. A Vigevano si sviluppò infatti uno dei più importanti centri fortificati d'Italia. La parte più antica della struttura risale al 1345 quando Luchino Visconti decise di far erigere un edificio fortificato a pianta quadrata la "Rocca Vecchia", successivamente venne eretto, nel luogo più alto della città ove esisteva il nucleo cittadino un edificio il Maschio che si presenta come un edificio a pianta quadrata con agli angoli quattro torrette difensive. I due edifici vennero tra loro collegati da una strada coperta sopraelevata lunga ben 163 metri e alta 7. Grande impulso allo sviluppo della città e di conseguenza al castello fu l'avvento degli Sforza soprattutto Galeazzo Maria Sforza e in seguito Ludovico il Moro. Intorno al maschio vennero costruiti tre edifici adibiti a scuderie mentre per ospitare degnamente Beatrice d'Este, moglie di Ludovico, venne costruita la famosa Loggia delle Dame. Di particolare eleganza è la Falconeria, una loggia aerea collegata al Maschio dalla quale venivano lanciati i falchi.
La torre venne costruita in più riprese per essere alla fine del XV secolo dal Bramante, anticamente costituiva l'ingresso d'onore al castello. Alta 55 metri è visitabile attraverso ripide scale che portano alla prima merlatura. Costruita su tre ordini digradanti i primi due ornati da una merlatura ghibellina offre una vella vista sul castello e sulla città.
Aperta tutti i giorni ad eccezione del lunedì.
Edificata in stile gotico lombardo a partire dal 1363, venne consacrata solamente nel 1480. L'interno con pianta a croce latina è suddiviso in tre navate, anticamente in una navata laterale si apriva una porta riservata all'accesso in chiesa a Ludovico e alla sua corte. Sotto l'altare maggiore, sopraelevato rispetto al pavimento, si trova la cripta che custodisce il corpo di Matteo Carreri, santo protettore della città.
Vigevano è molto legata alla storia della calzatura fu infatti qui che sorse il primo calzaturificio inteso nel senso moderno del termine e fu sempre a Vigevano che vennero prodotte le prime calzature in gomma. Agli inizi del '900 nei calzaturifici del territorio venivano prodotte circa 20 milioni di scarpe all'anno, attività che è andata via via riducendosi per via della grande concorrenza straniera. Il musoe della calzatura, aperto nel 1972 per volere dello storico Luigi Barni, ripercorre la storia della scarpa e delle sue evoluzioni nel tempo. L'esposizione si trova all'interno del Castello nella seconda scuderia ed è aperta tutti i giorni ad eccezione del Lunedì.
La Pinacoteca espone opere che vanno dal '500 all'800 legate al territorio ma, anche opere di artisti vigevanesi contemporanei.
L'itinerario proposto è un anello che partendo da Vigevano, cuore pulsante della regione e antica capitale, tocca alcuni dei più bei centri della zona, ovviamente l'itinerario può essere ampliato a piacimento. L'anello ha una circonferenza di circa 84 chilometri da percorrersi su strade provinciali che attraversano la campagna.
I periodi migliori per visitare l'area sono la primavera e l'autunno, da evitare l'estate quando il caldo e l'umido unito alla presenza di zanzare possono rendere l'escursione assai faticosa. L'ideale è andarvi quando le risaie sono piene d'acqua, cosa che in genere avviene tra marzo e i primi di maggio, nel tardo autunno o in occasione di qualche sagra come quella del Salame d'Oca a Mortara o della Rana a Sartirana.
Durante un'escursione in Lomellina vi consigliamo di fermarvi in qualche buon ristorante ed assaggiare una delle molte specialità della lunga storia culinaria del territorio. Si tratta comunque di ua cucina a base di prodotti semplici e genuini, spesso legata ai prodotti delle campagne circostanti come il riso e da una lunga tradizione nell'allevamento dei maiali e delle oche della Lomellina. E' proprio grazie all'allevamento dei suini che si produce il famoso "salame di Varzi" i cotechini ed i sanguinacci.
Nonostante negli ultimi tempi la zona abbia subito un notevole impulso turistico sono ancora relativamente poche le strutture ricettive. In genere si tratta di B&B oppure di agriturismi tratti da antiche cascine, nei quali è possibile assaporare le specialità locali. Si tratta in genere di strutture semplici adatte al turista che vuole riscoprire il sapore delle cose naturali ed entrare in contatto con l'ambiente.